Nuove indiscrezioni su Windows 7, la futura release di Windows che - a detta di molti osservatori - dovrebbe arrivare entro il 2010. Tra le novità emerse in queste ultime ore, circola voce di un sistema modulare che permetterebbe di acquistare prima o dopo l'installazione elementi aggiuntivi.
In Windows Server 2008 (la versione server equivalente di Windows Vista) è incluso il server manager dei ruoli che permette di scegliere i pacchetti da installare (file server, application server, web server, ecc.) e individuare la conseguente configurazione del sistema. Mary Jo Foley, editorialista di ZDnet, afferma che dopo aver implementato questa funzione sulla versione Server, Microsoft la implementerà nei client permettendo ad OEM e clienti finali di selezionare componenti ad hoc per la distribuzione del sistema operativo. A corroborare l'idea della Foley ci sono vari elementi: Vista, nelle edizioni Basic, Premium e Ultimate, già da adesso è distribuito su un unico DVD (l'installazione è portata a termine in modo differente secondo il numero di serie digitato durante la fase d'installazione) e può essere aggiornato ad edizioni più complete in qualunque momento; Microsoft, in tempi non sospetti, ha registrato il brevetto di un sistema operativo "a blocchi" che include nella sua essenza solo un modulo con le funzioni base (incluso il kernel) e un sistema per la verifica delle licenze (per l'autorizzazione dei moduli aggiuntivi) che sfrutta tecnologie di validazione basate su DRM (Digital rights management).
Un simile sistema consentirebbe di tenere a bada sia il DoJ (Department of Justice) americano, sia la Comunità Europea, che spesso hanno avuto da ridire su quanto incluso/installato di serie con i sistemi operativi di Microsoft e sulle tecniche di distribuzione del software usate dalla casa di Redmond. Con la distribuzione modulare nessuno potrebbe aprir bocca e protestare su quanto fornito di serie con il sistema: sarà l'utente stesso a decidere quali elementi includere prima o dopo l'acquisto del sistema operativo.
Vari elementi (Live, Media Player, Internet Explorer) potrebbero essere distribuiti singolarmente o raggruppati in pacchetti "fondamentali" scaricabili a discrezione dell'utente o dopo il pagamento di una quota. Ad alcuni sviluppatori potrebbero essere vendute versioni preliminari di tali elementi e creare "servizi" indipendenti dal sistema operativo da usare come frammenti di puzzle sempreverdi utilizzabili anche nelle future release del sistema o distribuibili "a tempo" (gli utenti potrebbero acquistare applicazioni usabili un certo numero di giorni/mesi/anni).
La modularità potrebbe però rivelarsi un arma a doppio taglio per Microsoft: da una parte si prospetta un mercato enorme in grado di "fare cassa" grazie alla commercializzazione dei moduli (a richiesta o in abbonamento), dall'altra l'incognita di offrire un sistema privo di determinati servizi permetterebbe a sviluppatori di terze parti di offrire applicazioni concorrenti (a pagamento o gratuite) simili a quelle Microsoft. Cosa sceglieranno gli utenti quando avranno a disposizione più possibilità?
26.3.08
20.3.08
Fotocamera 3D in sviluppo presso la Stanford Univeristy

Le fotocamere che molti di noi possiedono producono immagini piatte, in due dimensioni. Fotocamere con più lenti (o più fotocamere posizionate distanti una dall'altra) potrebbero - potenzialmente - riprendere foto in 3D, ma cosa succederebbe se si costruisse un apparecchio dotato di migliaia di piccole lenti, ognuna delle quali consistente in una vera e propria fotocamera in miniatura? Otterremmo sempre una foto bidimensionale, ma avremmo anche una rappresentazione più rilevante: una "mappa di profondità" elettronica contenente la distanza di ogni singolo oggetto nella scena, una sorta di rappresentazione 3D della fotografia stessa.
Alcuni ricercatori della Stanford University, guidati dal Prof. Abbas El Gamal, stanno realizzando un apparecchio di questo tipo grazie ad un "sensore d'immagine ad apertura multipla". I sensori sono stati ridotti a 0.7 micron (molto più piccoli di quelli usati nelle comuni fotocamere), raggruppati in array di 256 pixel cadauno e dotati di minuscole lenti. Un primo prototipo di fotocamera da 3 megapixel, permette già di vedere il "punto di vista" dell'equivalente di 12.616 fotocamere. Scattando con un simile apparecchio la foto del volto di qualcuno è possibile individuare in modo preciso la distanza di occhi, naso, orecchie, mento, ecc. Un primo utilizzo potenziale potrebbe essere il riconoscimento facciale per scopi di sicurezza. In alternativa tale tecnologia potrebbe essere interessante per applicazioni bio-mediche, la stampa 3D, la creazione di oggetti 3D, la modellazione tridimensionale, ecc.
Tutto ciò che è visibile nella foto, sia esso vicino o lontano, è sempre "a fuoco" (le zone indesiderate potrebbero essere messe in secondo piano tramite software di foto ritocco). La conoscenza dell'esatta distanza di un oggetto potrebbe permettere ad un robot di avere una visione spaziale migliore rispetto a quella umana e consentirli lo svolgimento di delicate operazioni.
I ricercatori stanno già lavorando per la fabbricazione della micro-ottica. Secondo quanto da loro dichiarato, i prodotti finali potrebbero persino costare meno delle attuali fotocamere: la complessità di costruzione, infatti, non sarebbe più legata ad un'unica lente ma concentrata nei semiconduttori.
18.3.08
Immagini manipolate? Nuovi algoritmi aiutano a scoprirlo...
I software di foto editing sono diventati nel corso degli anni sempre più completi e complessi. Le tecniche di fotoritocco sono così raffinate che è ormai davvero impossibile distinguere foto ritoccate e no. Molti ricercatori stanno lavorando su strumenti e applicazioni scientifiche in grado di analizzare l'illuminazione di un'immagine e sentenziare se essa è originale o il frutto di una manipolazione. Benché con Photoshop & simili è possibile manipolare in vari modi le immagini rendendo agli occhi degli osservatori indiscernibili le immagini reali da quelle manipolate, la consistenza dell'illuminazione è in molti casi difficile da riprodurre e dunque software e algoritmi specializzati potrebbero individuare aree non illuminate in modo corretto e uniforme.
Molte immagini manipolate sono create inserendo porzioni di una o più foto in un'altra; la combinazione di parti diverse produce spesso risultati indistinguibili all'osservatore, anche se le parti sono diversamente illuminate. Un software, invece, può identificare aree non illuminate in modo uniforme ed essere utilizzato come prova di manipolazione in un tribunale. Sono varie le sorgenti di luce che influenzano le fotografie: la luce solare, lampioni, lampadine, la luce proveniente da finestre, ecc. Ognuna di queste influisce in modo più o meno ampio alla tipologia d'illuminazione complessiva della scena.
Su Technology Review è stato pubblicato un interessante articolo che illustra il lavoro di alcuni studiosi in questo campo. Micah Kimo Johnson, un ricercatore del MIT che lavora nel campo cognitivo, ha ad esempio, pubblicato un'interessante ricerca che illustra teorie e algoritmi che permettono di riconoscere eventuali manipolazioni confrontando varie porzioni e punti dell'immagine (il confronto ideale si ha analizzando immagini con colori uniformi).
Le tecniche illustrate, pur con molti limiti, sono interessanti e potrebbero diventare utili per il mondo dell'analisi forense, per la protezione del lavoro di fotoreporter, per verificare l'originalità di fonti e per fugare incertezze nei casi dubbi di violazione del copyright.
Molte immagini manipolate sono create inserendo porzioni di una o più foto in un'altra; la combinazione di parti diverse produce spesso risultati indistinguibili all'osservatore, anche se le parti sono diversamente illuminate. Un software, invece, può identificare aree non illuminate in modo uniforme ed essere utilizzato come prova di manipolazione in un tribunale. Sono varie le sorgenti di luce che influenzano le fotografie: la luce solare, lampioni, lampadine, la luce proveniente da finestre, ecc. Ognuna di queste influisce in modo più o meno ampio alla tipologia d'illuminazione complessiva della scena.
Su Technology Review è stato pubblicato un interessante articolo che illustra il lavoro di alcuni studiosi in questo campo. Micah Kimo Johnson, un ricercatore del MIT che lavora nel campo cognitivo, ha ad esempio, pubblicato un'interessante ricerca che illustra teorie e algoritmi che permettono di riconoscere eventuali manipolazioni confrontando varie porzioni e punti dell'immagine (il confronto ideale si ha analizzando immagini con colori uniformi).
Le tecniche illustrate, pur con molti limiti, sono interessanti e potrebbero diventare utili per il mondo dell'analisi forense, per la protezione del lavoro di fotoreporter, per verificare l'originalità di fonti e per fugare incertezze nei casi dubbi di violazione del copyright.
15.3.08
Di destra o di sinistra? Da Microsoft un sistema per l'analisi politica dei blog
Microsoft continua a stupire con brevetti e applicazioni molto discutibili. Dopo il sistema da Grande Fratello che permette di monitorare in maniera precisa e maniacale i dipendenti (ne abbiamo parlato qui), avrebbe studiato un sistema denominato Blews in grado di aggregare le notizie, ma, contrariamente da quanto fanno altri aggregatori di news, la tecnica della casa di Redmond sembrerebbe essere in grado di distinguere il carattere conservatore o liberale delle fonti.
Il sistema scandaglia i blog di carattere politico e classifica le informazioni indicando "il livello di carico emozionale" creato dalle storie in base ai commenti degli utenti permettendo anche di vedere il punto di vista da chi sta con l'altra parte politica.
I dati cui poggia il sistema sono forniti dalla piattaforma Live Labs Social Media. Ogni link e testo postato nei blog è analizzato, gli argomenti visualizzati al centro dello schermo, indicando il livello di carica emozionale con barre azzurre (liberal) o rosse (conservatori) che si allargano a destra o sinistra in base al consenso generato da determinati argomenti o meno.
Si tratta solo di un esperimento ma stupisce ad ogni modo l'accanimento con cui la casa di Redmond continua a dedicarsi allo studio di sistemi opinabili incurante delle accuse - spesso non troppo velate - di essere l'essenza stessa del Grande Fratello orwelliano.
Il sistema scandaglia i blog di carattere politico e classifica le informazioni indicando "il livello di carico emozionale" creato dalle storie in base ai commenti degli utenti permettendo anche di vedere il punto di vista da chi sta con l'altra parte politica.
I dati cui poggia il sistema sono forniti dalla piattaforma Live Labs Social Media. Ogni link e testo postato nei blog è analizzato, gli argomenti visualizzati al centro dello schermo, indicando il livello di carica emozionale con barre azzurre (liberal) o rosse (conservatori) che si allargano a destra o sinistra in base al consenso generato da determinati argomenti o meno.
Si tratta solo di un esperimento ma stupisce ad ogni modo l'accanimento con cui la casa di Redmond continua a dedicarsi allo studio di sistemi opinabili incurante delle accuse - spesso non troppo velate - di essere l'essenza stessa del Grande Fratello orwelliano.
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Microsoft grande fratello Orwell
12.3.08
Geosaluti

Grazie alle mappe di Google qualcuno ha pensato di identificare pazientemente i tanti edifici a forma di lettera dell’alfabeto che si trovano nel mondo e costruire un sistema che permette di digitare una frase e vedere tanti edifici affiancati con le "lettere" digitate. Ogni edificio è realmente esistente (potete localizzare anche la sua esatta posizione sulla mappa). Funziona anche con i numeri! Potete inviare persino cartoline animate con gli edifici che appaiono uno alla volta formando la frase inviata. Provate voi stessi…
7.3.08
Importante scoperta di IBM sugli elettroni "ribelli"
Dai laboratori di ricerca IBM è stata annunciata una scoperta che potrebbe risolvere uno dei problemi cruciali per l'evoluzione dell'Information Technology: la grafite * lo stesso materiale che si trova nelle matite * potrebbe servire per costruire circuiti nanoelettronici molto più piccoli di quelli usati oggi per i chip dei computer a base di silicio. Per la prima volta in assoluto, infatti, è stato trovato il modo di eliminare l'interferenza indesiderata dei segnali elettrici, generata quando si riduce il grafene - una forma di grafite bidimensionale dello spessore di un singolo strato atomico - a dimensioni dell'ordine di appena qualche atomo.
Gli scienziati di tutto il mondo stanno esplorando l'uso del grafene come sostituto molto più piccolo dei transistor di silicio attuali. Il grafene è un reticolo bidimensionale, a nido d'ape, di atomi di carbonio simili a una rete a maglie esagonali ("chicken wire") su scala atomica, che ha suscitato un forte interesse scientifico e tecnologico poiché presenta proprietà elettriche promettenti e potrebbe essere impiegato in transistor e circuiti su scale notevolmente ridotte rispetto ai componenti che si trovano all'interno dei chip impiegati all'interno dei computer di oggi.
Un problema legato all'uso di questi nano-dispositivi è la relazione inversa tra le dimensioni del dispositivo e la quantità di rumore elettrico incontrollato generato: quanto più essi vengono ridotti nelle dimensioni, tanto più cresce il rumore * cariche elettriche che rimbalzando intorno al materiale causano interferenze di ogni sorta, vanificandone l'utilità. Questo fenomeno è noto come "Effetto Hooge" e si verifica nei dispositivi tradizionali costituiti da silicio, così come nei nanonastri di grafene e nei dispositivi basati su nanotubi di carbonio.
Gli scienziati di IBM hanno scoperto che il rumore nei dispositivi semiconduttori basati su grafene può in realtà essere soppresso e hanno riportano i risultati sulla rivista Nano Letters. Anche se saranno necessarie altre analisi e studi più dettagliati per comprendere meglio questo fenomeno, i risultati offrono potenzialmente opportunità molto interessanti in svariate applicazioni.
Gli scienziati di tutto il mondo stanno esplorando l'uso del grafene come sostituto molto più piccolo dei transistor di silicio attuali. Il grafene è un reticolo bidimensionale, a nido d'ape, di atomi di carbonio simili a una rete a maglie esagonali ("chicken wire") su scala atomica, che ha suscitato un forte interesse scientifico e tecnologico poiché presenta proprietà elettriche promettenti e potrebbe essere impiegato in transistor e circuiti su scale notevolmente ridotte rispetto ai componenti che si trovano all'interno dei chip impiegati all'interno dei computer di oggi.
Un problema legato all'uso di questi nano-dispositivi è la relazione inversa tra le dimensioni del dispositivo e la quantità di rumore elettrico incontrollato generato: quanto più essi vengono ridotti nelle dimensioni, tanto più cresce il rumore * cariche elettriche che rimbalzando intorno al materiale causano interferenze di ogni sorta, vanificandone l'utilità. Questo fenomeno è noto come "Effetto Hooge" e si verifica nei dispositivi tradizionali costituiti da silicio, così come nei nanonastri di grafene e nei dispositivi basati su nanotubi di carbonio.
Gli scienziati di IBM hanno scoperto che il rumore nei dispositivi semiconduttori basati su grafene può in realtà essere soppresso e hanno riportano i risultati sulla rivista Nano Letters. Anche se saranno necessarie altre analisi e studi più dettagliati per comprendere meglio questo fenomeno, i risultati offrono potenzialmente opportunità molto interessanti in svariate applicazioni.
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6.3.08
Arriva anche in Italia Google Transit
A due anni dal debutto negli Stati Uniti, arriva anche in Italia Transit, servizio basato su Google Maps per la pianificazione e gli spostamenti in città usando i mezzi pubblici (è possibile, ad esempio, ricercare una via o un’attività commerciale ed ottenere le informazioni per raggiungere il luogo scelto).
Disponibile, al momento, solo per le città di Torino e Firenze, la web-application di Google permette di pianificare il tragitto da un luogo di partenza a quello di destinazione, indicando dettagliatamente dove recarsi per prendere il mezzo pubblico più vicino, dove – eventualmente – cambiare, gli orari di riferimento ed i tempi di percorrenza previsti.
Il sistema fornisce la distanza da percorrere a piedi per raggiungere la fermata del mezzo pubblico, il numero dell’autobus (o tram) da usare e il nome della fermata cui scendere per giungere a destinazione.
Le informazioni si basano su dati forniti dalle aziende di trasporto pubblico. L’Italia è stato il primo paese europeo a sviluppare questo progetto. Torino e Firenze hanno colto subito l’opportunità, sono ad ogni modo in corso incontri con altre città e società di trasporto pubblico e Google spera di poter espandere il servizio al più presto. Altre città che potrebbero presto essere coinvolte sono le aree urbane di Genova e Venezia.
Disponibile, al momento, solo per le città di Torino e Firenze, la web-application di Google permette di pianificare il tragitto da un luogo di partenza a quello di destinazione, indicando dettagliatamente dove recarsi per prendere il mezzo pubblico più vicino, dove – eventualmente – cambiare, gli orari di riferimento ed i tempi di percorrenza previsti.
Il sistema fornisce la distanza da percorrere a piedi per raggiungere la fermata del mezzo pubblico, il numero dell’autobus (o tram) da usare e il nome della fermata cui scendere per giungere a destinazione.
Le informazioni si basano su dati forniti dalle aziende di trasporto pubblico. L’Italia è stato il primo paese europeo a sviluppare questo progetto. Torino e Firenze hanno colto subito l’opportunità, sono ad ogni modo in corso incontri con altre città e società di trasporto pubblico e Google spera di poter espandere il servizio al più presto. Altre città che potrebbero presto essere coinvolte sono le aree urbane di Genova e Venezia.
Internet Explorer 8 per PC rispetta (finalmente!) gli standard
Nel corso della tutt'ora in corso Mix 08 Conference di Las Vegas, è stata rilasciata la beta di Internet Explorer 8 per Windows. Il prodotto merita attenzione, poiché, a detta di Microsoft, sono finalmente supportati vari standard che a Redmond hanno sempre allegramente ignorato, costringendo gli sviluppatori a fare assurdi salti mortali per rendere i propri siti compatibili sia con i browser pienamente aderenti a norme internazionalmente riconosciute, sia con Internet Explorer.
A conferma delle incompatibilità causate dall'attuale versione del proprio browser, Microsoft ha dovuto implementare un sistema che permette di "switchare" tra la nuova modalità standard e la vecchia modalità Explorer 7 compatibile. Interessante il fatto che, per default, in fase di installazione Explorer 8 attiverà la modalità standard, aderente ai moderni dettami e regole del web.
Parlando specificatamente di dettagli tecnici, in Explorer 8 è stato aggiunto il supporto ai CSS 2.1 e all'HTML 5. L'HTML 5 permetterà agli sviluppatori di creare siti in grado di "comprendere" se l'utente è connesso o no ad Internet, consentendo, ad esempio, di preservare il contenuto finché l'utente non si riconnette. Gli sviluppatori potranno creare applicazioni Ajax in grado di rispondere in qualche maniera alla pressione del tasto "indietro" del browser, invece di ricaricare la pagina precedente in quelle situazioni in cui questa operazione potrebbe portare a risultati indesiderati.
Altre novità sono le "Activities", le "WebSlices" e il recovering automatico. E' stato, inoltre, migliorato il filtro anti-phishing e perfezionata la barra dei preferiti (è ora possibile includere non solo siti web ma anche feed e documenti Word, Excel e PowerPoint).
Le Activities, sono un sistema per accedere a servizi web direttamente dall'interno di una pagina web. E' possibile, ad esempio, copiare e incollare il testo tra due pagine web diverse, rimanendo all'interno della prima pagina visualizzata e copiando il testo nell'altra. Altra dimostrazione è, ad esempio, la possibilità di cercare su eBay l'oggetto selezionato, inviare direttamente dati ad un servizio di visualizzazione mappe, al proprio blog, condividerlo su Facebook o altri servizi ancora, direttamente dalla pagina web che stiamo visualizzando.
Le webslices possono essere sfruttate dai siti per consentire agli utenti sottoscrittori di visualizzare particolari contenuti direttamente all'interno di una determinata pagina web. Il concetto è simile a quello dei feed: i client "abbonati" potranno visualizzare i contenuti desiderati all'interno delle proprie pagine web
A conferma delle incompatibilità causate dall'attuale versione del proprio browser, Microsoft ha dovuto implementare un sistema che permette di "switchare" tra la nuova modalità standard e la vecchia modalità Explorer 7 compatibile. Interessante il fatto che, per default, in fase di installazione Explorer 8 attiverà la modalità standard, aderente ai moderni dettami e regole del web.
Parlando specificatamente di dettagli tecnici, in Explorer 8 è stato aggiunto il supporto ai CSS 2.1 e all'HTML 5. L'HTML 5 permetterà agli sviluppatori di creare siti in grado di "comprendere" se l'utente è connesso o no ad Internet, consentendo, ad esempio, di preservare il contenuto finché l'utente non si riconnette. Gli sviluppatori potranno creare applicazioni Ajax in grado di rispondere in qualche maniera alla pressione del tasto "indietro" del browser, invece di ricaricare la pagina precedente in quelle situazioni in cui questa operazione potrebbe portare a risultati indesiderati.
Altre novità sono le "Activities", le "WebSlices" e il recovering automatico. E' stato, inoltre, migliorato il filtro anti-phishing e perfezionata la barra dei preferiti (è ora possibile includere non solo siti web ma anche feed e documenti Word, Excel e PowerPoint).
Le Activities, sono un sistema per accedere a servizi web direttamente dall'interno di una pagina web. E' possibile, ad esempio, copiare e incollare il testo tra due pagine web diverse, rimanendo all'interno della prima pagina visualizzata e copiando il testo nell'altra. Altra dimostrazione è, ad esempio, la possibilità di cercare su eBay l'oggetto selezionato, inviare direttamente dati ad un servizio di visualizzazione mappe, al proprio blog, condividerlo su Facebook o altri servizi ancora, direttamente dalla pagina web che stiamo visualizzando.
Le webslices possono essere sfruttate dai siti per consentire agli utenti sottoscrittori di visualizzare particolari contenuti direttamente all'interno di una determinata pagina web. Il concetto è simile a quello dei feed: i client "abbonati" potranno visualizzare i contenuti desiderati all'interno delle proprie pagine web
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2.3.08
Musicassetta USB per i nostalgici dell’audio

Non sappiamo se l'idea sia nuova, ma su un sito inglese abbiamo scovato questo prodotto che permette di nserire una chiavetta USB con brani .mp3 all'interno di una confezione a forma di musicassetta. Potrebbe essere un'idea regalo con la quale omaggiare qualcuno con la propria raccolta di musica preferita. Notare che l'etichetta leggermente piegata sulla musicassetta è così di serie (per dare il senso di autenticità). Il formato è il classico C60. Sono disponibili varianti cromatiche con i tipici colori e le varianti grafiche riprodotte sulle musicassette degli anni '70 e '80. In Inghilterra il costo dell'accessorio è di 20 £ (il prezzo include la chiavetta USB). Al momento il prodotto non è però disponibile.
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"Windows Vista è un disastro e Windows Mobile è inusabile: c'è speranza per Microsoft?"
Il virgolettato non è il titolo di un articolo scritto da un folle Mac-fanatico o da un esaltato ammiratore di Linux ma è quanto si chiede l'autorevole Computer World, fonte di news e informazioni sull'Information Technology tra le più influenti del mondo. Nell'ultima settimana si è molto parlato di quello che è stato ribattezzato dalla stampa specializzata "Drivergate", e-mail rese pubbliche e scambiate a suo tempo tra alcuni dirigenti Microsoft nelle quali era discussa l'opportunità di permettere ad alcuni produttori di esporre l'adesivo "Windows Vista Capable", "marchio" che avrebbe dovuto permettere agli utenti l'acquisto di computer con la certezza che essi sarebbero stati in grado di eseguire adeguatamente la nuova versione del sistema operativo.
Dalle e-mail emerge che Microsoft ha a suo tempo "barato", modificando i requisiti minimi richiesti per l'installazione di Vista in modo da incrementare le vendite di PC con CPU Intel di modeste prestazioni e aiutare il produttore di processori ad impressionare gli azionisti e il mondo finanziario di Wall Street. Molti dei PC contrassegnati come "Windows Vista Capable", sarebbero in realtà inadatti a far funzionare il sistema operativo a causa dell'inadeguatezza di CPU, schede video, memoria RAM ed altri componenti.
Mike Elgan, giornalista di Computer World, scrive senza mezzi termini in un suo articolo che "Windows Vista fa schifo" e secondo lui il calo di prezzo del prodotto annunciato da Microsoft in quest'ultimi giorni non servirà a risollevarne le sorti. A detta di ComputerWorld, i problemi principali sono l'incompatibilità di moltissimi driver (e le cose non miglioreranno anche con l'arrivo del tanto atteso Service Pack) e il senso di mancanza di controllo che l'utente ha durante l'utilizzo del sistema. Chi scrive aggiungerebbe la confusione causata dalle troppe versioni disponibili, l'incredibile lentezza (anche su macchine d'ultima generazione) e il fastidiosissimo senso di continua oppressione che si ha durante il normale utilizzo: è continuamente richiesto di riconfermare qualunque cosa (anche una semplice richiesta di stampa); incessantemente si è avvisati di "pericoli" imminenti derivanti dalla mancanza di aggiornamenti del sistema, dell'antispyware incorporato o dell'antivirus di turno, senza contare che molte applicazioni non sono compatibili, altre ancora lo sono solo a patto di essere eseguite in modalità "Amministratore".
Sul fronte dei sistemi operativi per dispositivi portatili, le cose non vanno per niente meglio: Windows Mobile, il sistema che Microsoft propone per la telefonia, soffre di problemi simili a quelli di Vista; secondo l'opinione di Elgan "di per sé non è un pessimo sistema, ma è poco adatto ad essere usato in telefoni e smartphone".
L'articolo di ComputerWorld, continua con varie riflessioni e va giù duro affermando senza mezze parole che Microsoft ha ormai perso l'abilità di creare buoni sistemi operativi a causa della sua "dogmatica insistenza e di un'errata visione che gli fa credere di poter mettere Windows dappertutto, dall'orologio da polso ai supercomputer".
A sostegno della mancanza di visione da parte della casa di Redmond, l'articolista di Computer World cita un'intervista di alcuni giorni addietro a Bill Gates, secondo il quale, entro cinque anni le ricerche su Internet si effettueranno a voce. "Questa", continua Elgan, "è la stessa persona che affermava che Microsoft avrebbe risolto il problema dello spam entro il 2006". A Redmond non hanno mai compreso l'importanza della semplicità, concetto fondamentale dal quale partire per fare spazio a concetti più astratti.
L'interfaccia di Windows Vista appartiene al passato: un nuovo punto di partenza potrebbe essere Surface, il concept di un sistema made in Redmond (il famoso "tavolo multimediale sensibile al tocco" visto e rivisto in tutti i TG italiani) che non ha bisogno di mouse e tastiere in grado di entusiasmare persino Steve Ballmer, attuale CEO di Microsoft.
ComputerWorld avvisa dell'urgenza di avere prodotti con Surface prima possibile poiché: "Apple e altri concorrenti stanno da tempo brevettando gli elementi dei sistemi operativi del futuro oltre a creare già oggi prodotti di successo con interfacce semplici e usabili senza finestre, menu, mouse e pulsanti "Start". Anche nel settore della telefonia Google è scesa in campo con prodotti basati su sistemi semplici e basilari e persino un piccolo produttore taiwanese come Asus è riuscito a costruire un'interfaccia per Linux migliore di quella prevista da Vista per gli UMPC".
Dalle e-mail emerge che Microsoft ha a suo tempo "barato", modificando i requisiti minimi richiesti per l'installazione di Vista in modo da incrementare le vendite di PC con CPU Intel di modeste prestazioni e aiutare il produttore di processori ad impressionare gli azionisti e il mondo finanziario di Wall Street. Molti dei PC contrassegnati come "Windows Vista Capable", sarebbero in realtà inadatti a far funzionare il sistema operativo a causa dell'inadeguatezza di CPU, schede video, memoria RAM ed altri componenti.
Mike Elgan, giornalista di Computer World, scrive senza mezzi termini in un suo articolo che "Windows Vista fa schifo" e secondo lui il calo di prezzo del prodotto annunciato da Microsoft in quest'ultimi giorni non servirà a risollevarne le sorti. A detta di ComputerWorld, i problemi principali sono l'incompatibilità di moltissimi driver (e le cose non miglioreranno anche con l'arrivo del tanto atteso Service Pack) e il senso di mancanza di controllo che l'utente ha durante l'utilizzo del sistema. Chi scrive aggiungerebbe la confusione causata dalle troppe versioni disponibili, l'incredibile lentezza (anche su macchine d'ultima generazione) e il fastidiosissimo senso di continua oppressione che si ha durante il normale utilizzo: è continuamente richiesto di riconfermare qualunque cosa (anche una semplice richiesta di stampa); incessantemente si è avvisati di "pericoli" imminenti derivanti dalla mancanza di aggiornamenti del sistema, dell'antispyware incorporato o dell'antivirus di turno, senza contare che molte applicazioni non sono compatibili, altre ancora lo sono solo a patto di essere eseguite in modalità "Amministratore".
Sul fronte dei sistemi operativi per dispositivi portatili, le cose non vanno per niente meglio: Windows Mobile, il sistema che Microsoft propone per la telefonia, soffre di problemi simili a quelli di Vista; secondo l'opinione di Elgan "di per sé non è un pessimo sistema, ma è poco adatto ad essere usato in telefoni e smartphone".
L'articolo di ComputerWorld, continua con varie riflessioni e va giù duro affermando senza mezze parole che Microsoft ha ormai perso l'abilità di creare buoni sistemi operativi a causa della sua "dogmatica insistenza e di un'errata visione che gli fa credere di poter mettere Windows dappertutto, dall'orologio da polso ai supercomputer".
A sostegno della mancanza di visione da parte della casa di Redmond, l'articolista di Computer World cita un'intervista di alcuni giorni addietro a Bill Gates, secondo il quale, entro cinque anni le ricerche su Internet si effettueranno a voce. "Questa", continua Elgan, "è la stessa persona che affermava che Microsoft avrebbe risolto il problema dello spam entro il 2006". A Redmond non hanno mai compreso l'importanza della semplicità, concetto fondamentale dal quale partire per fare spazio a concetti più astratti.
L'interfaccia di Windows Vista appartiene al passato: un nuovo punto di partenza potrebbe essere Surface, il concept di un sistema made in Redmond (il famoso "tavolo multimediale sensibile al tocco" visto e rivisto in tutti i TG italiani) che non ha bisogno di mouse e tastiere in grado di entusiasmare persino Steve Ballmer, attuale CEO di Microsoft.
ComputerWorld avvisa dell'urgenza di avere prodotti con Surface prima possibile poiché: "Apple e altri concorrenti stanno da tempo brevettando gli elementi dei sistemi operativi del futuro oltre a creare già oggi prodotti di successo con interfacce semplici e usabili senza finestre, menu, mouse e pulsanti "Start". Anche nel settore della telefonia Google è scesa in campo con prodotti basati su sistemi semplici e basilari e persino un piccolo produttore taiwanese come Asus è riuscito a costruire un'interfaccia per Linux migliore di quella prevista da Vista per gli UMPC".
24.2.08
FileVault e altri sistemi di cifratura non sono inviolabili
Il metodo migliore per conservare dati in piena sicurezza sul proprio computer consiste nel memorizzare le informazioni in modo cifrato. Apple offre la possibilità di codificare le informazioni della propria cartella home con un metodo denominato "FileVault". Con tale codifica, i dati contenuti nella cartella utente vengono "mescolati" senza un ordine preciso; in questo modo applicazioni e utility non autorizzate non possono accedere ai dati. Usando password alfanumeriche lunghe e sicure, anche se il computer viene rubato e il disco rigido scollegato è improbabile che i dati possano essere decifrati.
Secondo la Princeton University, i metodi di cifratura quali FileVault (di serie con Mac OS X), BitLocker (di serie con Windows Vista) e dm-crypt (usato in ambiente Linux) soffrirebbero tutti di una falla: è stato scoperto, infatti, che la master password dopo essere letta viene memorizzata e conservata nella memoria RAM. Benché sia opinione comune che, una volta spento il computer, la RAM non conservi i dati presenti in memoria, i ricercatori hanno scoperto che se un computer viene riacceso in un tempo breve (da pochi secondi ad un minuto) è ancora possibile leggere molti valori presenti nella memoria volatile.
L'attacco, dunque, consisterebbe semplicemente nel fare il boot da un disco esterno che includa software in grado di esaminare e memorizzare il contenuto dei moduli di memoria. Gli autori della ricerca aggiungono che alcuni PC cancellano il contenuto della memoria RAM in fase di avvio, ma affermano che anche questa misura può essere vanificata raffreddando i chip di memoria e installandoli in un altro computer meno "zelante". Se i moduli di memoria sono raffreddati a dovere, è possibile recuperare il 99,99% dei dati presenti nella memoria volatile, anche dopo 10 minuti (refrigerando i moduli a -50 gradi Celsius).
I ricercatori affermano di aver già avvisato Apple, Microsoft e gli autori di dm-crypt e TrueCrypt ma, secondo loro, al momento poco o nulla è possibile fare. Il metodo migliore consisterebbe nello spegnere il computer e attendere diversi minuti prima di allontanarsi.
Indipendentemente da quanto affermato dai ricercatori, emerge ancora una volta come il problema della conservazione e protezione dei dati sia molto sentito negli USA: leggi molto severe obbligano società a notificare furti e perdite di dati sensibili ai legittimi proprietari. Il furto di un notebook o del disco rigido oltre che un danno è visto come una grave perdita d'immagine per le aziende coinvolte.
Secondo la Princeton University, i metodi di cifratura quali FileVault (di serie con Mac OS X), BitLocker (di serie con Windows Vista) e dm-crypt (usato in ambiente Linux) soffrirebbero tutti di una falla: è stato scoperto, infatti, che la master password dopo essere letta viene memorizzata e conservata nella memoria RAM. Benché sia opinione comune che, una volta spento il computer, la RAM non conservi i dati presenti in memoria, i ricercatori hanno scoperto che se un computer viene riacceso in un tempo breve (da pochi secondi ad un minuto) è ancora possibile leggere molti valori presenti nella memoria volatile.
L'attacco, dunque, consisterebbe semplicemente nel fare il boot da un disco esterno che includa software in grado di esaminare e memorizzare il contenuto dei moduli di memoria. Gli autori della ricerca aggiungono che alcuni PC cancellano il contenuto della memoria RAM in fase di avvio, ma affermano che anche questa misura può essere vanificata raffreddando i chip di memoria e installandoli in un altro computer meno "zelante". Se i moduli di memoria sono raffreddati a dovere, è possibile recuperare il 99,99% dei dati presenti nella memoria volatile, anche dopo 10 minuti (refrigerando i moduli a -50 gradi Celsius).
I ricercatori affermano di aver già avvisato Apple, Microsoft e gli autori di dm-crypt e TrueCrypt ma, secondo loro, al momento poco o nulla è possibile fare. Il metodo migliore consisterebbe nello spegnere il computer e attendere diversi minuti prima di allontanarsi.
Indipendentemente da quanto affermato dai ricercatori, emerge ancora una volta come il problema della conservazione e protezione dei dati sia molto sentito negli USA: leggi molto severe obbligano società a notificare furti e perdite di dati sensibili ai legittimi proprietari. Il furto di un notebook o del disco rigido oltre che un danno è visto come una grave perdita d'immagine per le aziende coinvolte.
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FileVault cifratura TrueCrypt dm-crypt
14.2.08
Mac che resistono alle fiamme
Ricordate il nostro cliente che aveva portato il suo iBook tenuto vicino, troppo vicino ad alcune candele e che per poco non prendeva fuoco? C'è chi a un Mac ha fatto prendere fuoco seriamente: il povero iMac 20” che vedete nella foto è riuscito a sopravvivere ad un incendio. E’ pieno di macchie, bruciacchiato ed è ingiallito… immaginate lo stupore di chi ha provato ad accenderlo ed ha visto che funziona perfettamente!
10.2.08
Evoluzione dei logo
Li vediamo dappertutto, li riconosciamo, ci identifichiamo con essi... ma vi siete mai chiesti la loro storia? Stiamo parlando dei logo, i marchi distintivi delle aziende piccole e grandi. A questo indirizzo i logo di alcune grandi aziende , la loro evoluzione nel corso del tempo e varie curiosità interessanti...
5.2.08
Apple assume l'ex responsabile della sezione video di Walmart
Apple ha assunto Kevin Swint, il responsabile della divisione digital media di WalMart probabilmente per impiegarlo in qualche ruolo strategico nella divisione che offre film e show televisivi via iTunes.
WalMart, lo ricordiamo, è una delle più grandi multinazionali, prima negli USA per fatturato e numero di dipendenti e proprietaria di un omonima ed estesissima catena di negozi al dettaglio.
Swint ha guidato per qualche tempo il servizio "video downloads" di Walmart e comincerà da subito la propria collaborazione con la casa di Cupertino.
Le future strategie di Walmart nel settore della distribuzione audio/video on-line sono ora poco chiare: l'unica cosa certa è che il 21/12/2007 è stato chiuso il servizio per la distribuzione di film on-line.
L'iTunes Movie Rentals è stato annunciato da Apple nel corso dell'ultimo MacWorld Expo. Steve Jobs, il CEO di Apple, ha dichiarato di voler attivare il servizio a livello internazionale nel corso del 2008.
WalMart, lo ricordiamo, è una delle più grandi multinazionali, prima negli USA per fatturato e numero di dipendenti e proprietaria di un omonima ed estesissima catena di negozi al dettaglio.
Swint ha guidato per qualche tempo il servizio "video downloads" di Walmart e comincerà da subito la propria collaborazione con la casa di Cupertino.
Le future strategie di Walmart nel settore della distribuzione audio/video on-line sono ora poco chiare: l'unica cosa certa è che il 21/12/2007 è stato chiuso il servizio per la distribuzione di film on-line.
L'iTunes Movie Rentals è stato annunciato da Apple nel corso dell'ultimo MacWorld Expo. Steve Jobs, il CEO di Apple, ha dichiarato di voler attivare il servizio a livello internazionale nel corso del 2008.
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Walmart Apple itunes Jobs Movie Rental
31.1.08
30.1.08
Come costruire uno stabilizzatore casereccio... con meno di 1 euro!
I movimenti della fotocamera/videocamera durante le fasi di scatto/ripresa sono un difetto tipico dei principianti e causa di frustrazione anche tra gli utenti più esperti. Esistono macchine dotate di stabilizzatori interni che correggono piccole vibrazioni ma se la fotocamera è una di quelle a basso costo, ben difficilmente disporrà di stabilizzatore digitale. Come fare se non ha sia ha mano ferma, un buon treppiede e si ha voglia di scattare in modo sicuro? Internet è una miniera sterminata di trucchi e consigli di tutti i tipi. Abbiamo scovatoun interessante filmato su MetaCafe nel quale viene illustrato come realizzare uno stabilizzatore casereccio, usando soltanto un pezzo di spago, una rondella, una vite. In sostanza basta:
1) prendere un pezzo di spago/filo sufficientemente lungo, in modo che resti teso tra la fotocamera e il proprio piede;
2) legare un capo dello spago ad una vite da avvitare al foro per il treppiede della fotocamera;
3) all'altro capo del filo bisognerà legare una rondella di medie dimensioni.
A questo punto il nostro stabilizzatore è pronto: la rondella collegata allo spago permetterà di tenere fermo e in tensione il filo grazie ad uno dei nostri piedi; l'altro capo con la vite andrà fissato alla fotocamera/videocamera. Il cavo in tensione tra la fotocamera e il piede, permetterà di scattare in modo sicuro, ottenendo un semplice, comodo (sta in tasca!) ed efficace stabilizzatore d’immagine in grado di eliminare perfettamente i movimenti verticali indesiderati. Non vi resta che provare...
$1 Image Stabilizer For Any Camera - Lose The Tripod - Click here for this week’s top video clips
1) prendere un pezzo di spago/filo sufficientemente lungo, in modo che resti teso tra la fotocamera e il proprio piede;
2) legare un capo dello spago ad una vite da avvitare al foro per il treppiede della fotocamera;
3) all'altro capo del filo bisognerà legare una rondella di medie dimensioni.
A questo punto il nostro stabilizzatore è pronto: la rondella collegata allo spago permetterà di tenere fermo e in tensione il filo grazie ad uno dei nostri piedi; l'altro capo con la vite andrà fissato alla fotocamera/videocamera. Il cavo in tensione tra la fotocamera e il piede, permetterà di scattare in modo sicuro, ottenendo un semplice, comodo (sta in tasca!) ed efficace stabilizzatore d’immagine in grado di eliminare perfettamente i movimenti verticali indesiderati. Non vi resta che provare...
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29.1.08
La velocità delle memorie SSD
Sono tutti concordi nell'affermare che i drive SSD installabili nei nuovi MacBook Air e presumibilmente nei nuovi Mac portatili che verranno rilasciati in futuro sono molto veloci e affidabili. Ma quanto sono effettivamente veloci ed affidabili? In un video preparato da Samsung e visibile qui sotto, potete vedere i diversi tempi di avvio, spegnimento e lancio di applicazioni. Due computer identici sono stati messi l'uno affianco all'altro e testati in vari modi (ovviamente su uno è presente un normale disco rigido, nel secondo un disco allo stato solido).
Dal video emergono i vantaggi delle memorie SSD: minore leggerezza, tempi di accesso ridotto (e quindi fasi di boot, avvio applicazioni, lettura dati e spegnimento della macchina velocissimi), maggiore resistenza agli urti, minori rischi di rottura. Nel video non è indicato, ma è risaputo che le memorie SSD sono oltretutto meno rumorose rispetto ai dischi rigidi e consumano in termini energetici notevolmente di meno. Peccato che il costo per bit sia ancora eccessivamente alto: sull'AppleStore il MacBook Air con disco PATA da 80GB costa 1.699,00 euro; per lo stesso modello con disco allo stato solido da 64GB bisogna aggiungere +899,00 euro. Grazie al grande successo che tale tecnologia sta avendo, è facile presagire un rilevante abbattimento dei costi in un futuro prossimo e forse persino la loro presenza come dischi standard in tutti i notebook di prossima generazione.
Dal video emergono i vantaggi delle memorie SSD: minore leggerezza, tempi di accesso ridotto (e quindi fasi di boot, avvio applicazioni, lettura dati e spegnimento della macchina velocissimi), maggiore resistenza agli urti, minori rischi di rottura. Nel video non è indicato, ma è risaputo che le memorie SSD sono oltretutto meno rumorose rispetto ai dischi rigidi e consumano in termini energetici notevolmente di meno. Peccato che il costo per bit sia ancora eccessivamente alto: sull'AppleStore il MacBook Air con disco PATA da 80GB costa 1.699,00 euro; per lo stesso modello con disco allo stato solido da 64GB bisogna aggiungere +899,00 euro. Grazie al grande successo che tale tecnologia sta avendo, è facile presagire un rilevante abbattimento dei costi in un futuro prossimo e forse persino la loro presenza come dischi standard in tutti i notebook di prossima generazione.
5.1.08
In Ufficio il grande fratello di Microsoft
Il grande, anzi, grandissimo fratello entra in ufficio. A voler dare vita ad un sistema in grado di monitorare in maniera precisa, puntuale, quasi maniacale, tutto quello che un lavoratore fa mentre si trova impegnato nel suo dovere è Microsoft. L'invenzione viene descritto dal prestigioso InformationWeek secondo cui il sistema, sicuramente molto controverso, ha lo scopo di aiutare i dipendenti a "portare a termine le loro scadenze ed eseguire ciò che si suppone dovrebbero fare".
Il brevetto risulta, in effetti, essere registrato con dovizie di particolari presso l'US Patent & Trademark Office e da quanto si evince si tratterebbe di svariate tecniche che consentono di monitorare le attività degli utenti e offrire aiuto in caso di problemi e collegamenti a risorse informative. Un supervisore può in ogni momento vigilare quanto si sta facendo e fornire - o fare in modo che altri dipendenti possano offrire - indicazioni se si è bloccati durante l' esecuzione di un lavoro. L'applicazione, definita come "monitoraggio-centrica", a detta di Microsoft può essere utilizzata per tutte le attività nelle quali è necessario monitorare il lavoro di gruppo e sarebbe potenzialmente in grado di identificare gli impiegati più o meno bravi, i più lenti, i più veloci, quelli da assegnare ad un altro reparto e anche quelli da licenziare.
Ci pare ovvio sottolineare come un sistema del genere non gioca a favore di nessun lavoratore, senza contare che in molti paesi (compreso il nostro) potrebbe trovare non poche difficoltà di applicazione pratica, a causa delle varie leggi a tutela della privacy che non permettono di spiare i dipendenti.
Per InformationWeek il brevetto di Microsoft non deve essere analizzato solo dal punto di vista negativo, ma offrirebbe anche vantaggi: i lavoratori migliori potrebbero essere meglio pagati, sarebbe facile identificare i futuri leader di un gruppo o premiare chi eccelle in determinati compiti. Il sistema, infine, potrebbe identificare le persone giuste per la risoluzione di determinati compiti; Microsoft nel suo brevetto fa un esempio: un lavoratore che ha bisogno di sostituire il toner di una stampante ma non sa come fare. In un sistema monitorato potrebbe essere subito identificato il cambio del toner e individuata la persona adatta ad aiutare chi non sa come sostituire la cartuccia.
Il brevetto risulta, in effetti, essere registrato con dovizie di particolari presso l'US Patent & Trademark Office e da quanto si evince si tratterebbe di svariate tecniche che consentono di monitorare le attività degli utenti e offrire aiuto in caso di problemi e collegamenti a risorse informative. Un supervisore può in ogni momento vigilare quanto si sta facendo e fornire - o fare in modo che altri dipendenti possano offrire - indicazioni se si è bloccati durante l' esecuzione di un lavoro. L'applicazione, definita come "monitoraggio-centrica", a detta di Microsoft può essere utilizzata per tutte le attività nelle quali è necessario monitorare il lavoro di gruppo e sarebbe potenzialmente in grado di identificare gli impiegati più o meno bravi, i più lenti, i più veloci, quelli da assegnare ad un altro reparto e anche quelli da licenziare.
Ci pare ovvio sottolineare come un sistema del genere non gioca a favore di nessun lavoratore, senza contare che in molti paesi (compreso il nostro) potrebbe trovare non poche difficoltà di applicazione pratica, a causa delle varie leggi a tutela della privacy che non permettono di spiare i dipendenti.
Per InformationWeek il brevetto di Microsoft non deve essere analizzato solo dal punto di vista negativo, ma offrirebbe anche vantaggi: i lavoratori migliori potrebbero essere meglio pagati, sarebbe facile identificare i futuri leader di un gruppo o premiare chi eccelle in determinati compiti. Il sistema, infine, potrebbe identificare le persone giuste per la risoluzione di determinati compiti; Microsoft nel suo brevetto fa un esempio: un lavoratore che ha bisogno di sostituire il toner di una stampante ma non sa come fare. In un sistema monitorato potrebbe essere subito identificato il cambio del toner e individuata la persona adatta ad aiutare chi non sa come sostituire la cartuccia.
Warner Bros abbandona l'HD DVD e abbraccia il Blu Ray
Warner Bros. Entertainment ha diramato un comunicato stampa nel quale viene indicato che i propri titoli in DVD ad alta defizione saranno dalla fine di quest'anno in poi rilasciati solo ed esclusivamente nel formato Blu-ray.
Fino adesso, il colosso statunitense aveva rilasciato moltissimi titoli sia in formato HD DVD e Blu Ray, per cercare di andare incontro alle esigenze del mercato. Il doppio formato, però, crea confusione tra i consumatori e a detta di Kevin Tsujihara, presidente del Warner Bros. Home Entertainment Group, il vincitore di questo periodo di transizione in cui tutte e due i formati sono stati disponibili sul mercato è il Blu Ray. La notizia è un fulmine a ciel sereno per il consorzio HD DVD ed a detta di molti osservatori è il principio della fine per questo formato.
Il formato HD DVD, lo ricordiamo è quello promosso e sviluppato da Toshiba, Nec, Sanyo e Microsoft. Il Blu Ray è supportato da Sony, Apple, Sharp, Hitachi, Samsung e altre grandi aziende.
Warner Bros. Entertainment ha diramato un comunicato stampa nel quale viene indicato che i propri titoli in DVD ad alta defizione saranno dalla fine di quest'anno in poi rilasciati solo ed esclusivamente nel formato Blu-ray.
Fino adesso, il colosso statunitense aveva rilasciato moltissimi titoli sia in formato HD DVD e Blu Ray, per cercare di andare incontro alle esigenze del mercato. Il doppio formato, però, crea confusione tra i consumatori e a detta di Kevin Tsujihara, presidente del Warner Bros. Home Entertainment Group, il vincitore di questo periodo di transizione in cui tutte e due i formati sono stati disponibili sul mercato è il Blu Ray. La notizia è un fulmine a ciel sereno per il consorzio HD DVD ed a detta di molti osservatori è il principio della fine per questo formato.
Il formato HD DVD, lo ricordiamo è quello promosso e sviluppato da Toshiba, Nec, Sanyo e Microsoft. Il Blu Ray è supportato da Sony, Apple, Sharp, Hitachi, Samsung e altre grandi aziende.
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Blu Ray Apple Toshiba HD DVD
2.1.08
iCab 4.0: il browser teutonico si rinnova
iCab è uno storico browser per Mac OS 9.x e Mac OS X, sviluppato incredibilmente da una sola persona. E’ stato per molto tempo decisamente avanti rispetto ai numerosi concorrenti: tanto per dirne una, è stato il primo browser per Mac a superare il famigerato Acid Test (una prova di fedeltà e aderenza agli standard che non tutti i browser riescono a superare), è stato il primo a supportare la modalità “Kiosk mode” (ideale per la fruizione di pagine web in musei o aree e sale riservate al pubblico), ed è stato il primo a supportare gli archivi portatili (un intero sito web può essere memorizzato in un unico file .ZIP).
A partire da questa versione, l’autore ha deciso di abbandonare il supporto al Mac OS classico e si è concentrato solo su Mac OS X. Così facendo è stato possibile riscrivere il programma utilizzando l’ambiente Cocoa anziché Carbon (le API che permettono di sviluppare applicazioni anche per Mac OS 9.x), il risultato è un’applicazione snella, molto più veloce di iCab 3.x e Universal Binary (in grado di funzionare sia sui Mac con CPU PowerPC, sia sui Mac con CPU Intel).
Tra le numerose funzioni che da sempre hanno contraddistinto questo prodotto, ricordiamo: un’ottima gestione dei Preferiti, la toolbar personalizzabile, la funzione di auto-completamento, la gestione dei cookies, il filtro per la gestione dei contenuti, il download manager (è possibile effettuare il download delle pagine web, selezionando il materiale e la “profondità” dei link e visualizzare il contenuto off-line, senza bisogno di essere collegati).
iCab è uno storico browser per Mac OS 9.x e Mac OS X, sviluppato incredibilmente da una sola persona. E’ stato per molto tempo decisamente avanti rispetto ai numerosi concorrenti: tanto per dirne una, è stato il primo browser per Mac a superare il famigerato Acid Test (una prova di fedeltà e aderenza agli standard che non tutti i browser riescono a superare), è stato il primo a supportare la modalità “Kiosk mode” (ideale per la fruizione di pagine web in musei o aree e sale riservate al pubblico), ed è stato il primo a supportare gli archivi portatili (un intero sito web può essere memorizzato in un unico file .ZIP).
A partire da questa versione, l’autore ha deciso di abbandonare il supporto al Mac OS classico e si è concentrato solo su Mac OS X. Così facendo è stato possibile riscrivere il programma utilizzando l’ambiente Cocoa anziché Carbon (le API che permettono di sviluppare applicazioni anche per Mac OS 9.x), il risultato è un’applicazione snella, molto più veloce di iCab 3.x e Universal Binary (in grado di funzionare sia sui Mac con CPU PowerPC, sia sui Mac con CPU Intel).
Tra le numerose funzioni che da sempre hanno contraddistinto questo prodotto, ricordiamo: un’ottima gestione dei Preferiti, la toolbar personalizzabile, la funzione di auto-completamento, la gestione dei cookies, il filtro per la gestione dei contenuti, il download manager (è possibile effettuare il download delle pagine web, selezionando il materiale e la “profondità” dei link e visualizzare il contenuto off-line, senza bisogno di essere collegati).
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