Tips & Tricks per Mac OS X, Windows XP, Windows Vista, news, curiosità e deliri vari direttamente dai laboratori della PCAX Solutions (vendita e assistenza Mac e PC)
Gli utenti Mac se ne erano già accorti dodici anni addietro: con l’introduzione del primo iMac, Apple aveva decretato la morte del drive per floppy disk. “Pazzi, folli, come faremo senza dischetti?” Se ne erano sentite di tutti i colori ad agosto del 1988 quando fece la sua comparsa il bellissimo iMac bondi blue. Eppure Apple aveva ancora una volta visto giusto: il lettore floppy disk era e resta un supporto lento, inaffidabile, delicato, poco capiente, per nulla adatto in queste epoche nelle quali anche la più modesta delle fotocamere produce immagini di dimensioni elevate, tanto che a malapena riusciamo a sistemare ricordi e le foto delle vacanze sui sempre più capienti dischi interni o supporti esterni. E pensare che fu proprio Apple la prima azienda ad adottare lo strano drive da 3,5” quando tutti i soliti produttori di PC qualsiasi adoperavano il vecchio e ingombrante formato da 5,25”. Altri tempi, altre visioni. Apple non si crea troppi problemi quando c’è qualche tecnologia troppo obsoleta da tagliare: l’ha fatto con i floppy, ma ha avuto il coraggio di farlo con varie tecnologie e persino con Mac OS “classico”, il vecchio sistema operativo che equipaggiava tutti i Mac prima dell’avvento di Mac OS X.
The Mainichi Newspaper riporta che Sony - detentrice del 70% del mercato dei venditori di floppy disk - ha annunciato che da marzo 2011 terminerà la produzione dei dischetti da 3,5”. La società nipponica aveva lanciato il primo drive per floppy disk nel 1981. Il maggior numero di vendite di dischetti pare sia stato raggiunto nel 2002: circa 47 milioni di pezzi; le vendite si sono, invece, ridotte all’anno fiscale corrente a 12 milioni di pezzi.
C-Net ha provato a mettere sulla bilancia Internet e - a loro dire - pesa 498.438.559.990 Kg. Il peso è stato ottenuto mettendo insieme i dati pubblici di computer, server e cavi di connessione. Al peso ottenuto sono stati aggiunti 6,075,000 Kg di iPhone e circa 6.800.000 Kg di Blackberry.
Secondi i dati di C-Net a Internet sono connessi circa 570.937.778 computer (dati dell'Internet Systems Consortium) e il peso di ogni computer è stato calcolato essere in media 40 Kg (monitor compreso). Molte delle macchine collegate a Internet sono notebook , ma molti PC connessi sono dotati di stampante e scanner, facendo innalzare di molto la media del peso complessivo dei computer.
I server (i computer nei quali sono memorizzati, ad esempio, molti siti web) sono stimati (dati Netcraft) in 175.480.931 in tutto il mondo. Il peso complessivo dei soli cavi che collegano i vari computer è stato stimato essere 87.000.000 di Kg, il peso è stato calcolato tenendo conto dei 15.000 Km di cavi TAT-14 (cavi transatlantici sottomarini) che collegano gli Stati Uniti alla Francia, Olanda, Germania, Danimarca e Inghilterra. Ogni cavo pesa in media 5,8Kg per metro.
Per quanto riguarda gli iPhone, è stato calcolato che Apple ha venduto finora circa 42 milioni di pezzi e tutti questi sono solitamente connessi a Internet per un "peso" complessivo di 6 milioni di Kg.
I virus informatici non hanno un peso fisico ma sono stati menzionati essendo parte integrante di molte della magagne quotidiane che hanno a che fare con Internet. Sulla rete è stato calcolato vi siano al momento applicazioni liberamente scaricabili contenenti una media totale di 287.524 virus.
Il "peso" virtuale dei siti web non è facilmente calcolabile. Su Internet si contano al momento oltre 85 miliardi di pagine web e queste potrebbero essere solo e soltanto la punta di un enorme iceberg.
Vi è mai capitato di stare per dare un morso a una bella mela e fermarvi perché sul frutto è incollata un’etichetta? Le piccole etichette adesive, benché apparentemente innocue, sono un bel problema per chi si occupa di riciclo di rifiuti alimentari. Qualcuno ha pensato di risolvere il problema brevettando una tecnologia che sfrutta un fascio laser a bassa emissione di biossido di carbonio e incidere le informazioni direttamente sul prodotto.
Il sistema di etichettatura laser è pubblicizzato come un non intrusivo e a prova di manomissione; il curioso metodo è al momento utilizzato su frutta e verdure commercializzate in Nuova Zelanda, Australia e vari paesi della costa che si affaccia sull’Oceano Pacifico.
Se l’uso di questa tecnologia sarà approvato anche negli Stati Uniti, i ricercatori della University of Florida e dell’USDA Agricultural Research Service sperano di iniziare a sfruttarlo commercialmente nell’industria per la produzione dei pompelmi; secondo i test fatti dalle due organizzazioni, infatti, le etichette-laser non degradano in alcun modo la loro qualità o fanno perdere acqua ai frutti. Contrariamente a quanto accade con l’etichetta adesiva, infatti, il pompelmo è privo di potenziali agenti patogeni e l’incisione laser non fornisce nuovi punto d’ingresso per i germi.
L’FDA (Food and Drug Administration), l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, è nella fase finale di approvazione della tecnologia. Non è da escludere che prima o poi il sistema venga approvato anche in Europa e dunque un giorno potremmo anche da noi vedere arance e pompelmi incisi al laser.
FaceBook ha predisposto un controverso modulo per la segnalazione del decesso di una persona. La comunicazione, ad ogni modo, non è sufficiente per chiudere l'account. Il popolare sito di social network, infatti, non rimuove l'account degli utenti deceduti ma continua a memorizza foto e altre informazioni custodendo i dati dell'iscritto all'infinito. L'account di un utente deceduto continuerà a visualizzare foto e messaggi in bacheca, ciò che sarà rimosso sono soltanto le informazioni di stato ("A cosa stai pensando?") e le informazioni presenti nel profilo.
Amici o familiari che desiderano comunicare un decesso devono utilizzare un modulo di segnalazione, nel quale saranno richieste "prove" quali la certificazione di morte. Dopo la segnalazione e non meglio precisate procedure di verifica l'account sarà trasformato in un account commemorativo. Solo gli amici confermati possano accedere al profilo o trovarlo nelle ricerche.
C'è chi si chiede quanto sia corretto tutto ciò: i favorevoli all'iniziativa sostengono che con questo sistema si ha la possibilità di vedere foto o leggere i pensieri di una persona cara quando si desidera; i contrari, d'altra parte, sostengono che toccherebbe a ogni iscritto decidere a priori cosa fare dei propri dati e ricordi personali in caso di morte.
Quanti server ha Facebook? Fino adesso si ipotizzava 10.000, un numero che la società aveva comunicato ad aprile del 2008, ma la crescita imponente del servizio ha reso da tempo necessario il ricorso a nuovi server e il numero attuale è ora di circa 30.000 unità. A comunicare questi dati è Jeff Rothschild, vice president of technology dell'azienda durante una sessione di domande e risposte con Data Center Knowledge, un blog dedicato alla tecnologia e sul quale si apprende che FaceBook è anche una delle aziende con il più alto numero di server al mondo, anche se ancora dietro a società quali gli hosting provider Rackspace, 1&1 Internet e OVH ognuna delle quali ha in housing più di 50.000 server nei propri data center. Dal 2008 Facebook ha aggiunto 20.000 server e tale acquisto spiega anche la richiesta di un prestito a maggio del 2008 per circa 100 milioni di dollari.
Il numero dei server, benché elevatissimo, non è niente rispetto ai dati di Google. Per la grande "G", infatti, già nel 2005 si stimavano 450.000 server (e alla data attuale la cifra è è sicuramente da aggiornare): quello che fa impressione è la rapidità con cui l'infrastruttura di rete di Facebook è cresciuta. Il social network si trova oggi a gestire 80 miliardi d'immagini ed è in grado di distribuire agli utenti anche 600.000 foto al secondo. Se si pensa a questi dati è ovvio che di tanto in tanto sia inevitabile qualche disservizio, come avrà avuto modo di verificare chiunque usi il sito di social network.
Impressionante anche il flusso dei dati riguardante i log delle attività degli utenti: le informazioni gestite giornalmente occupano oltre 25 terabyte pari dice Rothschild (per assegnare un ordine di grandezza) "a 1.000 volte il volume della corrispondenza consegnata in un giorno dal servizio postale negli Stati Uniti".
In Italia una delle server-farm più grandi è quella di Aruba: siituata in un ambiente al centro di Arezzo, si estende su 2.000 mq con la capacità di contenere fino a 10.000 server: oltre 250 teraB di spazio disco per Shared Hosting collegati alle principali dorsali dati con 4 link 10Giga Ethernet a 10.000 Mbit/s, 2 link STM16 (Packet-Over-Sonet) a 2.500 Mbit/s e 2 link Giga Ethernet a 1.000 Mbit/s per un totale di 47.000 Mbit/s. La connettività é ridondata e gestita tramite il protocollo BGP4 (AS31034) ed é fornita da 3 diversi carrier (Wind,Telecom Italia,Cogent) più una connessione diretta al punto di interscambio MIX di Milano.
Il cubo trasparente di Apple presente sulla “fifth avenue” è un’opera d’architettura curatissima nei particolari e indicativa dei rigidi canoni seguiti dalla casa di Cupertino nel campo del design. Un video di un po' di temp fa presente su YouTube consente di scoprire che dietro l’opera d’ingegneria vi sono numerosi studi e preparativi. Il fabbricato è costruito con una particolare pietra di provenienza italiana, acciaio, vetro e i migliori materiali provenienti da varie parti del mondo.
Le lastre di pietra provengono dalla provincia fiorentina e il committente richiede che tutte le piastrelle siano dello stesso colore e senza variazioni cromatiche, caratteristiche non facilmente ottenibili da materiali disponibili in natura.
L’acciaio proviene dal Giappone ed è sottoposto ad un trattamento speciale che lo rende riflettente come uno specchio. La polvere usata per cambiare la rifrazione dell’acciaio è fine come la farina da cucina.
Le squadre d’operai che lavorano alla costruzione del cubo sono attente ad ogni particolare, avendo cura anche per i piccoli dettagli e attenzione nell’ottenere i migliori risultati. Tanta ricercatezza è apprezzata da newyorkesi e dai turisti, tanto da farne uno degli oggetti (qualcuno azzarda “un monumento”) tra i più fotografati della città.
Che sia possibile, nel 2009, far votare al parlamento, con i voti della destra e di una parte della sinistra, una legge indegna come quella in discussione oggi è un ulteriore segno del fatto che le élite politiche ed economiche di questo paese non capiscono nulla di giovani, di tecnologia e di cultura.
Sembra l’Italia, ma siamo in Francia. E sono parole di Jacques Attali, intellettuale ed economista, a lungo consigliere di Mitterrand. Nel suo blog, Attali ha attaccato il progetto di legge che vuole impedire il download gratuito di musica e film.
L’ha definito “scandaloso e ridicolo”, perché applica una norma sul diritto d’autore che risale al diciottesimo secolo. Bisogna trovare nuovi modi.
Nei commenti al suo post, un anonimo lettore ha scritto: “Sono un musicista indipendente. Lei avrà l’autorità morale per dare lezioni sulla gratuità solo quando avrà messo gratis su internet tutti i suoi libri”.
Il giorno dopo Attali l’ha fatto: i cinquanta saggi che ha scritto negli ultimi trent’anni sono online a disposizione di tutti.„
Editoriale di Giovanni De Mauro su "Internazionale" del 20/26 marzo 2009 - Numero 787
Aggiornamento: troppo bello per essere vero. Il sito con l'annuncio che tutti i libri si possono scaricare e' finto. E' solo uno scherzo fatto ad Attali.
Può capitare che – senza un motivo apparente – Windows (XP o Vista) richieda l’inserimento di un nome e una password all’avvio del sistema. Per eliminare questo problema (soprattutto se sul vostro PC non sono presenti più account) è sufficiente fare in questo modo:
1) Selezionare Start -> Esegui e digitare: control userpasswords2
2) Dopo aver premuto “Invio” apparirà la finestra “Account utente” che permette di disabilitare l’immissione la richiesta di password e avviare automaticamente l’utente selezionato.
In alternativa al metodo sopra menzionato, è possibile utilizzare l’utility TweakUI (compatibile solo con XP) che – fra le altre cose – permette anche di deselezionare la richiesta di password al primo login.
La società Symwave fa sapere che nel corso dell’imminente CES (Consumer Electronics Show) che si svolgerà dal 8 al 11 gennaio a Las Vegas, mostrerà dispositivi che utilizzano le specifiche USB 3.0 per il trasferimento dati da dispositivi di storage esterni. La prima versione delle specifiche è stata definita a novembre 2008 da un gruppo di società chiamato “USB 3.0 Promoter Group” e dall’USB Forum. I primi dispositivi in grado di sfruttare la velocità dei nuovi controller sono previsti per la metà di quest’anno; prodotti di consumo di massa dovrebbero, invece, cominciare ad arrivare nel 2010.
Lo standard USB 3.0 consente di trasferire i dati con una velocità massima di 5 Gbps, in altre parole dieci volte in più rispetto all’attuale 2.0. Lo standard è stato per la prima volta svelato da Intel a settembre del 2007. Tra le società che promuovono il nuovo standard figurano: Hewlett Packard, Microsoft, NEC e Texas Instruments. Alle specifiche finali hanno contribuito anche AMD e Nvidia.
La prossima volta che vi trovate in giro per strada e decidete di fare pipì dietro ad un auto perché altrimenti ve la fate addosso, prestate attenzione che non vi sia una delle orwelliane macchine di Google che scatta foto nelle vicinanze. Guardate, infatti, cos’è successo a questa signora di Madrid. Secondo quanto riporta El Mundo, la singolare immagine è stata rimossa da Google dopo 12 ore dalla pubblicazione.
Microsoft metterà a disposizione un proprio software antivirus: il nome in codice del prodotto è "Morro", sarà disponibile dalla seconda metà del 2009 e offrirà protezione contro malware, virus, spyware, rootkit e trojan horse. La soluzione sarà offerta gratuitamente ed è basata su un motore di protezione anti-malware proprietario che sfrutta un sistema già presente in altre linee di prodotti per la protezione di Microsoft.
Il prodotto offrirà forme di protezione essenziali, sarà disponibile in download non automatico e funzionerà con Windows XP, Windows Vista e Windows 7 (quando sarà disponibile sul mercato). A detta di Microsoft, se utilizzata insieme agli attuali miglioramenti per la protezione e la privacy di Windows e Internet Explorer, questa soluzione offrirà agli utenti "una solida protezione a costo zero contro la maggior parte delle minacce della rete".
Non è ovviamente della stessa opinione Symantec, storico produttore di Norton Antivirus e altri software di protezione, che in un comunicato stampa ha definito la decisione come: "Una resa di Microsoft, un'ulteriore dimostrazione che non è nel DNA dell'azienda la realizzazione di una tecnologia di protezione di qualità aggiornata di frequente".
A detta di Rowan Trollope, vice presidente senior della sezione Consumer Business di Symatec, già il lancio di OneCare (una sorta di suite di sicurezza prodotta da Microsoft), nel gennaio dell'anno scorso, non ha suscitato reazioni entusiastiche da parte dell'utenza, in termini di gradimento e di acquisto, ed è sempre apparso come "un pacchetto dalle prestazioni e dalle caratteristiche limitate".
Il problema più grosso per i produttori di software antivirus è ancor una volta la posizione predominante di Microsoft: la casa di Redmond, infatti, potrebbe sfruttare Windows per "trainare" Morro legandolo al sistema operativo (un po' come accaduto con Internet Explorer). Questa volta, però, Microsoft dovrà vedersela con l'antitrust sia negli Stati Uniti, sia in Europa. A Redmond hanno già pronta la linea difensiva?
Google ha da qualche giorno lanciato un plug-in gratuito che permette di avviare video-chat tra utenti con PC (Mac OS X o Windows) dotati di microfono e webcam. Il plug-in s’installa all’interno del browser e offre funzionalità simili a quelle di Skype, iChat e altri applicativi simili per videoconferenze. Dal punto di vista tecnologico il plug-in utilizza la codifica H.264 SVC, il video è visualizzato in una finestrella 300x200 pixel e utilizza solo 300kpps di banda in entrambe le direzioni; questo significa che Google, volendo, potrebbe realizzare una versione del plug-in usabile anche in telefoni con s.o. Android o iPhone.
Come da oggetto. Stiamo testando per conto di alcuni “pezzi grossi americani” il nuovo “Felino innevato” (chi ha orecchie per intendere, intenda). Il gattone è ingabbiato qui nel ns studio e non è ancora una belva feroce ma solo un mansueto micino…
Sotto Mac OS X 10.5.x "Leopard" può accadere che, per qualche strano motivo, alcuni file e cartelle di sistema che dovrebbero essere normalmente invisibili risultino, invece, visibili (ci è successo, persino dopo un paio di installazione ex-novo dal DVD di Mac OS X 10.5.4). Ecco come fare in questi casi:
1) Se non sono installati, installate i Developer Tools dal primo DVD in dotazione con la vs macchina 2) Dal Terminale, digitate:
sudo /Developer/Tools/SetFile -a V /bin sudo /Developer/Tools/SetFile -a V /cores sudo /Developer/Tools/SetFile -P -a V /etc sudo /Developer/Tools/SetFile -a V /mach_kernel sudo /Developer/Tools/SetFile -a V /private sudo /Developer/Tools/SetFile -a V /sbin sudo /Developer/Tools/SetFile -P -a V /tmp sudo /Developer/Tools/SetFile -a V /usr sudo /Developer/Tools/SetFile -a V /Volumes sudo /Developer/Tools/SetFile -P -a V /var
A questo punto, cancellate:
/Library/Caches/com.apple.LaunchServices* (2 file in totale) e riavviate il computer:
Microsoft ha ottenuto il discutibile status di brevetto per una funzionalità che permette di scorrere le pagine di un documento avanti e indietro usando i tasti "Page Up" e "Page Down". "L'invenzione", proposta nel marzo del 2005, ha ottenuto lo stato giuridico di brevetto il 19 agosto di quest'anno, è catalogata nell'US Patent Number con il numero 7.415.666 ed è descritta come: "Un metodo e un sistema in un visualizzatore di documenti per scorrere con incrementi precisi un documento come ad esempio una pagina, indipendentemente dal livello di zoom e se una o più pagine sono visualizzate".
Il brevetto indica "gli inventori" in Timothy Sellers, Heather Grantham e Joshua Dersch. Il problema è che funzionalità identiche sono associate ai tasti "Page Up" e "Page Down" che si trovano, fin dagli anni '80, in molti vecchi computer (basta guardare la foto di una qualunque vecchia tastiera per PC) e dunque l'invenzione è molto discutibile.
Il documento dell'ufficio brevetti spiega che l'implementazione prevede che i tasti suddetti possano essere premuti in qualunque parte del documento e che è possibile ritornare all'esatto punto di partenza premendo all'indietro o in avanti gli stessi tasti.
Microsoft non è nuova nel fregiarsi di brevetti che in realtà sono particolarità che altri non hanno registrato. Tra le altre "invenzioni" registrate dalla casa di Redmond, ricordiamo ad esempio: un mouse con la rotella che può scrollare in avanti e indietro i documenti e i bottoni per fare doppio click. A marzo del 2006 i brevetti registrati da Microsoft presso l'US Patent and Trademark Office ammontavano a 5000. Nel momento in cui scriviamo i brevetti made in Redmond stanno per arrivare a 10.000.
Ci permettiamo di suggerire a Microsoft altre "invenzioni": il tasto Shift, il tasto Ctrl, il pulsante di accensione del computer, il tasto "Enter" ma la vera "genialata" potrebbe essere il "Caps Lock"...
Un interessante articolo del New York Times fa notare come l'iPhone abbia dato una scossa al mondo dei dispositivi touch-screen, un'industria fino a poco tempo addietro relegata a settori specifici e con presenze in piccole nicchie di mercato.
La richiesta di apparecchiature touch screen è ora sempre più elevata e a detta dei venditori di dispositivi sensibili al tocco il mercato è in fermento. Il target potenziale è enorme: punti vendita, ristoranti, zone informative, chioschi multimediali, lettori digitali di firma, bancomat per non parlare di soluzioni per il mercato consumer quali GPS e giochi (dal semplice sistema per muovere i pezzi degli scacchi o della dama a metodi per giocare a poker o complessi videogame).
"Apple ha fatto cambiare l'opinione comune sui dispositivi sensibili al tocco" afferma Geoff Walker, global director di Tyco Electronics, un importante venditore di schermi sensibili al tocco. La casa di Cupertino ha creato un mercato e spostato l'interesse sul multitouch, la tecnica che permette di accettare input scorrendo, sfiorando e "pizzicando" lo schermo ed ha fatto in modo che altre società cominciassero ad esplorare le potenzialità del sistema. "Se le persone trovano comodo usare le dita su un cellulare, apprezzeranno ancora di più farlo su un display più grande", questo è quello che spera, ad esempio, il CEO dell'israeliana N-trig, una società fondata 8 anni addietro e che realizza schermi multitouch usabili con una penna wireless o con le dita.
La possibilità di usare la particolare penna o le dita hanno convinto Dell ad inserire la tecnologia della società di Tel Aviv nel Latitude XT, un computer ibrido più piccolo di un classico laptop e leggermente più grande di un tablet che reagisce ai comandi del multitouch e permette di usare le dita come un mouse e la penna per firmare documenti o scrivere messaggi.
Nella visione di Dell, con un dito si può, ad esempio, "fermare" una cartella e con un altro spostarvi un messaggio di posta elettronica, così come si può impostare il volume agendo su uno slider, anziché usare il mouse.
N-trig ha in qualche modo rafforzato la sua leadership con l'arrivo dell'iPhone. "Alla fine del 2006 siamo riusciti a convincere Dell" dice Amihai Ben-David, CEO di N-Trig, "ma altri produttori non volevano saperne di investire nel touch". L'annuncio dell'iPhone, nel gennaio del 2007, ha fatto in modo che "gli scettici imprenditori di prima ci ricontattassero". Schermi al touch prodotti dalla società israeliana cominceranno dal prossimo anno ad apaprire su un notebook, PC fissi e un nuovo tipo di telefono. Anche Intel, lo scorso mercoledì nel corso dell'IDF ha mostrato un concept-computer denominato "UrbanMax" che sfrutta uno schermo di N-trig.
Joseph W. Deal, presidente e CEO di Wacom, società produttrice di tavolette e schermi sensibili al tocco con 15 anni di presenza sul mercato e che ha visto altre tecnologie apparentemente promettenti, è invece cauto e afferma che affinché il touch diventi un prodotto di successo "i costi devono abbassarsi sensibilmente".
Altri analisti sono concordi nell'affermare che potrebbero essere necessari molti anni prima che la tecnologia sia adottata in massa. Secondo iSuppli (una società specializzata in ricerche di marketing), tenendo in considerazione il solo mercato dei cellulari, è probabile che le tecnologie touch screen saranno presenti, entro il 2013, in non più del 30% dei prodotti.
Roger L. Kay, presidente e ricercatore dell'Endpoint Technology Associates afferma che probabilmente il 10% dei dispositivi di mobile computing avranno il touch entro il 2013; un terzo di questi prodotti metterà a disposizione tecnologie multi-touch.
Il mercato,infine, potrebbe essere fermamente influenzato dalla presenza di tecnologie multitouch nel prossimo Windows 7, la nuova versione del sistema operativo Microsoft prevista per il 2010. L'adozione delle tecnologie touch nel sistema di Redmond potrebbe "galvanizzare" gli sviluppatori invogliandoli a creare applicativi specifici. Microsoft, inoltre, potrebbe spingere verso uno standard univoco, in grado di armonizzare le modalità d'uso proposte dai tanti produttori di tecnologie touch.
Tutti sono ad ogni modo certi di una cosa: dopo averla provata, la tecnologia touch sembra indispensabile e irrinunciabile. Roy Stedman di Dell ne è convinto e, infatti, afferma: "tutti la desiderano, ma non sanno di volerla finché non la provano".
Debbie Grossman di PopPhoto (un giornale on-line che si occupa di fotografia e imaging in generale) ha fatto un giro negli uffici Adobe di San Jose (California) e ci regala qualche gustosa immagine che illustra gli edifici della software house americana e mostra alcuni dei volti dietro a software quali: Photoshop, LightRoom, ecc. Per una visita virtuale ancora più completa, raccomandiamo la ricca galleria presente a questo indirizzo nel sito di PhotoshopNews.com
Ricercatori tedeschi hanno costruito una bilancia "intelligente" pensata per i supermercati e in grado di riconoscere e distinguere vari tipi di frutta o verdura posizionata sul piatto. Chi si reca nei supermarket sa bene che quando si ha a che fare con il peso di banane, peperoni, pomodori e così via deve solitamente individuare i codici presenti su una tabella stampata, indicare alla bilancia il numero corrispondente al prodotto individuato, posare la frutta o verdura sul piatto, pesarla e premere un pulsante per ottenere uno scontrino adesivo da attaccare sulle buste contenenti i singoli prodotti che verranno conteggiati alla cassa.
Il procedimento sopra descritto può essere semplificato: la bilancia "intelligente", infatti, riconosce automaticamente i prodotti posizionati sul piatto e chiede solo di confermare e ultimare la selezione scegliendo tra alcune icone (esempio: tipo e varietà di pomodori).
Il dispositivo è in sostanza dotato di una telecamera e un particolare algoritmo gli consente di distinguere la frutta dalla verdura individuando varie tipologie di prodotti (non è banale per un software distinguere una mela rossa da un pomodoro o le banane verdi o gialle). Il gestore del negozio può aggiungere facilmente nuovi prodotti al database.
Le bilance sono in fase di test in già oltre 300 supermercati in tutta Europa. Realizzata in serie potrebbe diventare un prodotto di grande interesse per il settore della vendita al minuto di alimenti freschi, self-service, strutture di preconfezionamento, punti vendita di supermercati e negozi specializzati.
Nel corso del Siggraph di Los Angeles sono state presentate nuove e varie tecniche interessanti per il mondo della videografica. Nei giorni passati vi abbiamo riferito di Microsoft e di un innovativo sistema che permette di aggiungere elementi quali baffi, pizzetti e basette ad un volto presente in un video.
Quella di Microsoft non è la sola nuova tecnica grafica degna di rilievo, ma se ne sono viste altre altrettanto curiose e particolari. Un sistema che potrebbe interessare chi si occupa di ritocco fotografico è un metodo che arriva da alcuni ricercatori di Tel Aviv e permette di rendere più "attraenti" e "belli" i visi nei ritratti. La tecnica individua irregolarità e imposta corrispondenze e simmetrie, facendo in modo che agli occhi degli osservatori il risultato finale sembri regolare e dunque bello.
Dal dipartimento di Computer Science della Columbia University arriva, invece, un sistema che permette di sostituire automaticamente i volti presenti in una fotografia. La tecnica è interessante soprattutto se si pensa alle recenti polemiche sulla privacy relativamente ad applicazioni quali Google Street View, il sistema che immortala immagini raccolte per strada e dunque persone in situazioni private, violando potenzialmente le regole sulla riservatezza. La tecnica permette di rimuove automaticamente i volti presenti in un'immagine e, accedendo ad una grande collezione di volti, individuare le facce e "fondere" un viso della libreria con quello reale della foto rendendo difficile distinguere se si tratta del volto vero o di quello fittizio.
Il sistema permette anche il face-switching, lo scambio dei volti tra due persone presenti in una foto. Negli esempi è mostrata una famosa foto in cui Richard Nixon stringe la mano ad Elvis Presley: modificata con la tecnica in questione abbiamo un improbabile Presley vestito da Nixon che embra dare la mano ad un Nixon vestito da Presley!
Sul sito degli autori dei documenti presentati al Siggraph sono presenti vari esempi. C'è da scommettere che non passerà molto tempo e potremo vedere le tecniche usabili con qualche nuovo filtro per Photoshop & co.
Microsoft ha mostrato una tecnologia soprannominata Unwrap Mosaic con la quale è possibile, ad esempio, aggiungere baffi, pizzetti e basette ad una persona presente in un video. Il sistema permette di "confezionare" un oggetto 3D sfruttando l'immagine piatta del soggetto-target, come ad esempio quella del viso presente in un video.
Vi sono varie tecniche che consentono di cambiare i colori o aggiungere effetti speciali ad un video ma l'aggiunta di un elemento come i baffi è un'operazione complessa, poiché il viso di un soggetto spesso si muove continuamente posizionandosi in modo sempre diverso rispetto all'inquadratura precedente e gli elementi del viso visibili cambiano di continuo.
Andrew Fitzgibbon e il team che ha presentato la tecnica a Los Angeles nel corso del Siggraph, sta lavorando a questo sistema, ancora in fase di sviluppo, che permetterebbe di superare molti limiti degli attuali software di video-editing.
Altra tecnologia illustrata da Fitzgibbon è "PhotoSynth", una tecnica che permette di creare viste tridimensionali partendo da fotografie statiche. Si può creare un ambiente 3D partendo da una serie di foto e mostrare, ad esempio, come si presenta il Pantheon visto dall'esterno, zoomare la vista fino all'ingresso, muoversi fino a vedere le sculture interne, tornare indietro, ecc. Si possono sfruttare foto presenti su Flickr o aggiungere foto personali.
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Mauro Notarianni è giornalista freelance e consulente informatico. Ha collaborato e collabora tuttora con alcune tra le più prestigiose riviste e pubblicazioni nazionali del settore informatico: Personal Computer (Systems editoriale), Win-Dos Magazine, Macintosh Magazine, CD-ROM Magazine (MGE Communications), Computer Programming, Visual Basic Journal (Infomedia), Applicando (Il Sole 24 ore business media), MacityNet (Macity Publishing), Win Magazine, FreeSoftware World (Edizioni Master).
E’ beta tester per conto di prestigiose software house internazionali (Apple Computer, Symantec), ed è titolare della PCAX Solutions, società che si occupa di vendita e assistenza tecnica di hardware e software per Mac e PC.